Governo Rajoy, economia, madrid, partido popular, rajoy

Rato addio, nazionalizzata la Bankia del Pp

«In questo paese la remunerazione dei responsabili politici non è omologabile al resto d’Europa. L’esercizio pubblico non ha una funzione lucrativa ma ci sono dei limiti. Non pare che le remunerazioni nel settore pubblico siano all’altezza delle responsabilità».
[Rodrigo Rato, ex presidente di Bankia, 10/2/ 2012, finanzas.com]


gallardon aguirre ratoLascia Bankia con 1,2 milioni di buonuscita, Rodrigo Rato. Campione della destra spagnola che fa crescere l’economia, vicepresidente e ministro economico dei governi Aznar, capo dell’Fmi dal 2004 al 2007. Nel 2010 è alla guida di Caja Madrid, che si fonde, in un processo di ristrutturazione guidato dal Banco di Spagna, con Bancaja. Rato assorbirà altre cinque casse di risparmio, dando vita a Bankia, la quarta banca spagnola.

Dieci milioni di clienti, migliaia di azionisti, grosse partecipazioni in imprese come Iberia. Un colosso nelle mani del Pp. Le casse di risparmio spagnole sono guidate dalle Comunidad, ma l’arrivo di Rato generò una spettacolare guerra interna per il controllo. Tra Esperanza Aguirre (presidente del Senato e leader del Pp madrileno, ora presidente della Comunidad), e Alberto Ruiz-Gallardón (allora presidente della Comunidad, poi sindaco, attuale ministro della Giustizia). Aguirre – duchessa di Spagna, il cui stile ci arriva dalla frase rubata da un microfono: «Abbiamo dato un posto in più a Izquierda Unida [nel consiglio della banca] ma ci siamo levati di mezzo il figlio di puttana», cioè Gallardón – voleva un suo uomo alla guida. Vinsero Rato e Gallardón, i problemi restarono.

Caduta del margine finanziario, indebitamento internazionale, tante ipoteche deprezzate, molti crediti con imprese di costruzione e promozione immobiliare. Rato prova a reagire, ma non nomina un esperto risanatore come consigliere delegato puntando su un ristretto circolo di gestione politico. Poi decide di allargarsi, con le altre cinque casse, cercando dimensioni che garantiscano la sopravvivenza.
Tutti passaggi – ed errori – decisi alla presenza di Mariano Rajoy, attuale capo del governo, che ora ha una grana: ogni volta che il ministro economico De Guindos va a Bruxelles a illustrare le misure anti-crisi, chiedono di Bankia. Bisogna agire.

La soluzione è unirla al colosso catalano La Caixa, creando il primo gruppo spagnolo – in un più ampio disegno di accordo tra il Pp al governo e i nazionalisti catalani. Rato si oppone. Per difendere il suo potere, dicono, ma lui nega: per non permettere che la prima banca spagnola finisca nelle mani dei nazionalisti catalani che controllano la Generalitat e quindi La Caixa. Rajoy parla con Draghi e, senza avvertire il governatore della Banca centrale, Fernández Ordóñez, fa dimettere Rato, nazionalizza parzialmente la banca, accollandosi il 45 per cento subito e convertendo in azioni 4,5 miliardi di aiuti di una controllata. Miliardi che saranno 10 in breve. Il doppio dei fondi destinati all’istruzione.

[immagine, da sx: Alberto Ruiz-Gallardón, Esperanza Aguirre e Rodrigo Rato; pubblicato su Europa]

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mag  12
16
alle 05:02
da Igliff

15M, italia/spagna, partido popular, partido socialista, politica, società

Che ne è degli Indignados?

Irene Tinagli, giovane e brava economista che interviene spesso nel dibattito pubblico, ha pubblicato il 13 su La Stampa un editoriale su gli Indignados, che trovate qui, nel quale lamenta la superficialità e l’inutilità della sola protesta. Tutto – contrariamente a quanto ci ha abituati – molto in generale, scritto “da lontano”, senza apparentemente aver provato a guardare oltre alle manifestazioni, che hanno riempito nuovamente le piazze a un anno dal 15M. Questo pezzo, parla dello stesso argomento e, indirettamente, è una risposta

Indignados1Gli indignados sono tornati, a un anno dalle manifestazioni che hanno generato l’onda che – da Madrid a Wall Street – ha imposto un nuovo soggetto politico sulla scena internazionale. L’anniversario ha propiziato il dibattito e le critiche non sono mancate: debolezza, confusione politica, disagio generazionale e non riflessione sulla crisi di rappresentanza della democrazia, immaturità, riproposizione di triti rituali “sinistrorsi”, rischi di qualunquismo e populismo. È un’esperienza, esistenziale più che politica, giunta al termine, come la minore capacità di adunare a lungo grandi masse può far pensare?

Visto “dal basso” il movimento appare forte. Innanzitutto nella rinnovata scelta non violenta. Molti avevano temuto (auspicato?) una radicalizzazione che non è avvenuta. Mentre è cresciuto il radicamento nel territorio, la presenza in spazi che la politica tradizionale ha abbandonato. Cooperative, gruppi di quartiere, assemblee, sono presenze diffuse che si occupano di temi quotidiani. Anziani, famiglie in difficoltà, nuovi disoccupati hanno incontrato interlocutori attivi. Con effetti pratici. Da quando gli indignados si sono uniti alle associazioni delle vittime dell’ipoteca, oltre 180 requisizioni di case sono state impedite. L’azione continua e clamorosa ha costretto il governo a varare una norma che incentiva le banche a mediare con i clienti e accettare la restituzione dell’immobile a parziale copertura. Poi ci sono i nidi, le banche del tempo, i gruppi su temi specifici locali e la politica generale.

Il movimento mantiene viva oggi, più di partiti e sindacati, l’opposizione alle riforme sanitarie e alle misure anti-crisi con le quali autonomie del Pp e governo nazionale stanno smantellando il modello di assistenza spagnolo, a partire dal concetto di sistema sanitario pubblico gratuito e universale. Il Psoe è ostile, oggetto della critica ai grandi partiti, eppure sulla conservazione del modello sociale davanti alla crisi basa la sua opposizione a Rajoy. La sinistra radicale è sospesa tra apprezzamento totale e ostilità verso chi ha occupato i territori del disagio da essa abbandonati. I moderati sono divisi e distratti dai nazionalismi, anch’essi distanti. Dialogano di più alcune associazioni cattoliche di base, presenti sui terreni difficili che la politica tradizionale ha dimenticato. Partiti, associazioni e sindacati devono, però, riuscire a misurarsi col movimento. Le istanze della sinistra e dei moderati che credono nel modello del welfare sono difese oggi soprattutto dagli indignados. Che sono in una fase importante di passaggio.

Da poco una parte del gruppo di Dry! (Democracia real ya!, Democrazia vera adesso), dal quale era nata la protesta, si è costituita in associazione per meglio strutturare l’azione politica. Un tentativo di superare i limiti dell’assemblearismo. Ci son state polemiche dure e spaccature ma nessuna conseguenza sulle mobilitazioni unitarie, né scontri tra fazioni. Il che dà alla riflessione sullo stato della democrazia proposta, l’autorevolezza di provenire da chi una riflessione sulle proprie pratiche democratiche l’ha fatta.

[pubblicato su Europa; una bella galleria di foto si trova su elpais.es]

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mag  12
15
alle 04:33
da Igliff

arti, guerra civile, iberoamerica, italia/spagna

Torino ospita la Spagna

La Spagna sarà Paese ospite (assieme alla Romania) al Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 10 al 14 Maggio. Grandi nomi e scrittori emergenti di una delle editorie più vivaci del continente, ponte tra Europa e America Latina

fiera_del_libro_torino_20121La Spagna è presente con il proprio stand nel Padiglione 2. La “nazionale” spagnola comprende scrittori molto popolari anche in Italia, come il filosofo Fernando Savater, il Premio Salone Internazionale del Libro 2011, Javier Cercas, Arturo Pérez-Reverte, Enrique Vila-Matas, Almudena Grandes, Ildefonso Falcones, Clara Sánchez, José Ovejero, Antonio Soler, Julio, Rosa Montero, Félix J. Palma, il basco Bernardo Atxaga, i catalani Alicia Giménez-Bartlett, Ricardo Menendez Salmón, Ignacio Martinez Pisón.

Molti di questi autori sono impegnati in un serrato confronto con gli anni guerra civile, rivisitata al di fuori degli schemi ideologici. Tra le tendenze più apprezzate dalla nuova narrativa spagnola sono il romanzo, che ha trovato i suoi best-seller nei libri di Falcones e ora Jorge Molist e Susana Fortes, anch’essi al Lingotto Fiere; e il giallo. Inoltre sessioni, curate dall’Istituto Cervantes di Milano, saranno dedicate scrittori emergenti: Jordi Carrión, Pablo d’Ors, Agustin Fernandez, Alfonso Mateo Sagasta, J.A. González Sainz e Olga Merino, presentati Victor Andresco.

Tra le iniziative, un omaggio a una grande ispanista come Angela Bianchini, una delle storie parallele di Spagna e Italia, con lo storico Giovanni Luna e Julio Llamazares; una tavola rotonda sul ruolo delle donne nella Spagna democratica, con Mercedes Cabrera, già ministro della Pubblica Istruzione del governo Zapatero, Emma Bonino, Gianna Pentenero e Marcella Aglietti; e un dibattito su memoria storica e riconciliazione nazionale, con Ismael Saz, Gabriele Ranzato, Aldo Ruffinatto, Javier Rodrigo e Alfonso Botti.

Gli incontri con gli autori si alterneranno a reading dal Don Chisciotte e
delle più belle pagine della poesia spagnola del ‘900, scelte da Davide
Rondoni e alternate a un concerto di chitarra di José Luis Montón.

Più info sulla web del 25° Salone Internazionale del Libro di Torino

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mag  12
8
alle 01:25
da Igliff

arti, barceló, cinema, italia/spagna, persone

Pellicole Iberiche. A Roma CinemaSpagna

A Roma, dal 4 al 10 maggio, la quinta edizione di CinemaSpagna. Le ultimissime produzioni e i protagonisti del cinema spagnolo. Dai lungometraggi ai film di animazione, al cinema Farnese di Campo dè Fiori

CinemaSpagnaFilm di apertura del festival sarà il lungometraggio No habrá paz para los malvados, il thriller diretto da Enrique Urbizu che ha sgominato gli ultimi Goya con 6 statuette, tra le quali miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale. Alla presentazione sarà presente il regista. A chiudere invece, il 10 maggio, sarà Madrid, 1987, di David Trueba (fratello del premio Oscar Fernando) film in concorso al Sundance, accolto con entusiasmo dalla critica. Accompagnato dal regista e dalla protagonista, la brava María Valverde.

A tutte le proiezioni, rigorosamente in versione originale con sottotitoli in italiano, parteciperanno registi e attori che incontreranno il pubblico. La lista completa degli ospiti del festival la trovate qui. Tra le tante stelle presenti, brilla il nome non di un attore ma di un artista plastico, il pittore, Miquel Barceló, protagonista del film Los pasos dobles de Isaki Lacuesta.

La Nueva Ola
, sezione principale del festival, presenterà una selezione delle più recenti produzioni mainstream e indipendenti, nate in questa fase di crisi e tagli per il cinema spagnolo ma capaci di raccogliere consensi nelle sale e nei festival internazionali. La Retrospettiva sarà dedicata alla commedia pura y dura, genere classico della cinematografia spagnola. L’omaggio di questa quinta edizione di CinemaSpagna sarà dedicata al genio di Luis Buñuel con la proiezione speciale de L’angelo Sterminatore nel 50° anniversario del capolavoro che nel 1962 si aggiudicò il Premio FIPRESCI al Festival di Cannes.

Il programma è qui
Proiezioni dalle ore 16,30.
Biglietti: 6 € intero / 4 € ridotto (studenti, over 60 e ogni spettacolo in fascia pomeridiana) / biglietto da 5 proiezioni al prezzo di 4
CinemaSpagna è prodotto da EXIT med!a in collaborazione con l’Ambasciata di Spagna in Italia, Persol, la Reale Accademia di Spagna, l’Istituto Cervantes di Roma, Turespaña.

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apr  12
30
alle 07:54
da Igliff

Governo Rajoy, economia, partido popular, partido socialista, politica, rajoy

Tempesta spagnola, un giovane su due è senza lavoro

La disoccupazione a marzo è salita al 24,4 %. Le borse europee hanno assorbito il declassamento. I dati dell’Inchiesta Ine sulla popolazione attiva relativa al primo trimestre dell’anno disegnano un panorama nero per l’occupazione spagnola

-_espana_oficina_de_empleo_parados.jpg_2033098437Tra gennaio e marzo del 2012 i disoccupati sono aumentati di 356.900 unità, portando la cifra totale dei senza lavoro a 5.639.500 persone, il 24,4 % della popolazione attiva. La crisi colpisce soprattutto i lavoratori giovani, sotto i 25 anni, il cui tasso di disoccupazione è giunto al 52 %, mentre ben 1,7 milioni di famiglie si trovano senza nessun membro con un’occupazione stabile. I posti di lavoro si bruciano maggiormente per gli uomini, un tasso tre volte superiore rispetto alle donne, il che per gli analisti dipende soprattutto da due fattori: il maggior tasso di impieghi non qualificati per gli uomini, i primi a cadere; la sperequazione nel costo del lavoro, con salari per le donne più bassi a parità di funzione.

Le cifre arrivano il giorno dopo il nuovo abbassamento del rating spagnolo da parte di Standard & Poor’s: la Spagna abbandona la zona A, era AAe scende due livelli diventando BBB+, valutazione ancora positiva ma a soli tre gradini dal livello dei titoli “spazzatura”. La Spagna ha perso la tripla A nel gennaio 2009 ma dall’inizio dell’anno ha subito tre declassamenti consecutivi, fino al livello attuale. Il ministro dell’economia, De Guindos, ritiene che l’agenzia non abbia correttamente valutato la manovra finanziaria e fiscale e le riforme in atto.

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apr  12
28
alle 05:32
da Igliff

Governo Rajoy, catalunya, economia, españa plural, politica, rajoy

Rajoy, se l’uomo forte non basta

Il premier ha i voti per fare le riforme da solo, ma ai mercati serve coesione. Il governo porta stamane in aula la legge di bilancio dello stato. Con privatizzazioni e tagli, prevede un risparmio di 10 miliardi nel 2012

rajoy-dice-que-aunque-no-gusten-los-presupuestos-llevaran-a-la-recuperacionNei prossimi giorni ci sono tre emissioni di titoli e le risposte ai dubbi della Commissione europea, presso la quale la Spagna è sorvegliata speciale. Martedì è stato un giorno nero, ieri si è registrato un tenue miglioramento, grazie alla Bce che ha prospettato nuovi acquisti, ma la scorsa settimana lo spread ha superato i 400 punti e ieri il differenziale coi bund a 10 anni è stato di 433 punti, con interessi oltre il 6 per cento per poi chiudere al 5,8. Il governo ha confermato il «fermo impegno» alla riduzione del deficit dello stato al 3 per cento nel 2013, all’1,5 per le comunità autonome. Un messaggio per l’estero: non si abbassa la guardia, continueranno tagli e contenimenti di spesa.

Ma la sfiducia continua. Gli investitori temono che gli ingressi previsti siano ottimistici e che la riduzione di spesa sia solo un proposito, mentre non si riduce la presenza dello stato nell’economia (nel settore bancario aumenta) e il rapporto debito/pil arriva al 78 per cento, che vuol dire il 120, sommando comunità autonome e debito garantito dallo stato. Mancano le misure per la ripresa (ma questo è il problema delle destre europee davanti alla crisi) ed è in atto la replica del circolo vizioso che toccò a Grecia e Portogallo: si pretendono tagli di spesa per finanziare il debito ma poi la fiducia scema perché la contrazione di bilancio impedisce la crescita.
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apr  12
12
alle 05:24
da Igliff

Governo Rajoy, economia, partido popular, politica, rajoy

A Madrid la destra delle tasse

Finanziaria di austerità del governo Rajoy, ma l’Europa è scettica. Ieri il governo spagnolo ha varato il bilancio dello stato 2012, all’indomani del riuscitissimo sciopero generale contro la riforma del mercato del lavoro

de guindos aznar rajoy«Il maggior sforzo di consolidamento fiscale nella storia della democrazia», ha spiegato il ministro delle finanze Cristóbal Montoro, una manovra da 27,3 miliardi per raggiungere l’obiettivo «ineludibile» di riduzione del deficit dall’8,51 al 5,3 per cento entro la fine dell’anno. Restano gli aumenti di Zapatero, su tutti l’Irpef, e salgono le imposte per le imprese, con le quali si prevedono di raccogliere altri 12,3 miliardi in corso d’esercizio. Aumentano le tariffe, la luce – +7 per cento per le famiglie, 4,1 per piccole e medie imprese e 0,91 per la grande industria – e il gas, del 5 per cento per le famiglie. Non aumenta l’Iva, ma cresce l’imposta sul tabacco.

Importanti i tagli e le razionalizzazioni. Meno 16,9 per cento ai bilanci dei ministeri, due punti in più di quanto Rajoy aveva annunciato martedì, che si tradurranno in tagli ai fondi per assistenza, politiche attive per l’impiego, politiche culturali, fondi alle ong. Modifiche nella gestione delle reti, i cui costi saranno a carico delle imprese che gestiscono il servizio, permettendo, per esempio per l’energia elettrica, un risparmio del 10 per cento per lo stato. Arriva poi un condono fiscale che dovrebbe recuperare 25 miliardi, in Spagna e all’estero, tassati al 10 per cento.

La vice presidente, Soraya Sáenz de Santamaría, ha annunciato l’aumento delle marche da bollo necessarie per fare ricorso alla giustizia civile e al contenzioso amministrativo, in particolare nei secondi gradi di giudizio. Una forma di “co-pagamento” della giustizia, una sorta di ticket sui processi. Gli stipendi pubblici restano congelati ma le pensioni saranno indicizzate, dopo lo stop dello scorso anno. Sopravvivono, ache se con dei tagli, i fondi per disoccupazione e borse di studio e formazione.
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mar  12
31
alle 09:17
da Igliff

Governo Rajoy, economia, partido popular, rajoy, welfare

Se la Spagna crolla, dopo toccherà all’Italia?

Lo sciopero generale, l’ottavo nella storia della giovane democrazia spagnola, contro la riforma del lavoro indetto dai sindacati spagnoli è stato un successo. Adesione alta, secondo i sindacati una media del 77%, pochi incidenti anche se non sono mancati episodi di guerriglia urbana, nel centro di Barcellona a opera di gruppi estremisti che nulla hanno a che fare coi sindacati, e almeno 50 arresti, soprattutto di partecipanti a picchetti davanti ai cancelli di alcune fabbriche o a rimesse di autobus di linea e del trasporto urbano.

Spain Financial CrisisAl di là della consueta guerra di cifre (che si basa su dati come l’entità dei consumi elettrici, l’adesione nei settori più difficilmente quantificabili come il commercio e la ristorazione, le accuse ai picchettaggi) nessuno può negare le evidenze sotto gli occhi di tutti: i trasporti praticamente inesistenti, le stazioni della metro vuote, i terminal aeroportuali deserti (con le conseguenze che si ripercuotevano in tutti gli scali europei), le lunghe file di autovetture private che sin dall’alba hanno intasato le strade di accesso alle grandi città, l’interruzione delle trasmissioni di diverse emittenti radiotelevisive regionali pubbliche, la chiusura dei più importanti impianti industriali (Ford, Nissan, Seat), il blocco dei porti, degli interporti e dei mercati generali. Se il governo ha tentato di minimizzare, dicendo in mattinata che l’adesione allo sciopero era stata inferiore alla protesta del settembre 2010, quella volta contro il governo Zapatero, nel corso della giornata si è capito che così non era.

In Andalusia i trasporti e i mercati sono paralizzati; in Galizia industria e porti fermi; nel Paese Basco l’adesione nelle industrie ha superato ogni aspettativa; altissime le adesioni nella comunità di Madrid e in Catalogna. Tanto che già prima di mezzogiorno i sindacati, Commissiones Obreras e Ugt, lanciavano il loro ultimatum: o il governo apre un tavolo entro il primo maggio o ci saranno nuove e massicce proteste. Per i sindacati si è trattato di un successo politico sul quale era lecito dubitare. La pressante campagna di stampa che definiva lo sciopero un atto contrario agli interessi del paese e l’ostilità dei movimenti contro partiti e sindacati, faceva temere la possibilità di un mezzo fallimento.

Invece, studenti e Indignados si sono uniti alle proteste e la cittadinanza non è stata ostile. Certamente questo dipende dalla sostanza della riforma del lavoro, il costo delle nuove norme per i lavoratori sono veramente alti, sia per i loro portafogli che per la facilità permessa nel licenziare senza giusta causa adducendo motivazioni economiche non verificabili. Ha contato molto anche il rifiuto complessivo per le politiche di austerità e per le politiche economiche continentali, giudicate troppo favorevoli a chi porta le maggiori responsabilità della crisi, banche e finanza, e molto dure verso la cittadinanza e il mondo del lavoro. Uno sciopero contro la riforma del lavoro ma anche contro i tagli alle spese sociali, che lasciano le famiglie ancora più sole davanti alla crisi.

Il successo della protesta preoccupa, non solo in Spagna, i fautori delle riforme chieste dall’Ue a alcuni paesi membri, tra i quali anche l’Italia. Non a caso ieri a Madrid c’era anche Susanna Camusso e i dirigenti dei sindacati europei: l’opposizione alle ricette anti-crisi comincia a darsi una dimensione continentale e questo, unito agli effetti immediatamente recessivi delle politiche di contenimento del deficit e all’aumento della disoccupazione conseguente alle riforme dei mercati del lavoro, fa temere l’Ue di non essere in grado di imporre le sue soluzioni fino in fondo ai governi che devono attuarle.

I cento giorni del governo Rajoy, che cadevano proprio oggi, sono molto più amari di quanto il Pp si aspettava. Continua a leggere… »

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mar  12
29
alle 06:21
da Igliff