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arti, barcelona, catalunya, economia
Come si fa quando si è emigranti di terza generazione, ci si ritrova in terra straniera senza lavoro né titoli riconosciuti, con solo un portatile che si tiene insieme con lo spago? In generale, molto poco, c’è da sperare che prima o poi la ruota giri e arrivi il proprio turno, per potere godere a pieno di questa città cui vitalità e dinamismo fanno invidia a non poche città del Bel Paese.
O in alternativa ci si mette in gioco, si cercano amici e si mette su qualche esperimento di imprenditoria casereccia. Anche se la ricetta è difficilmente ripetibile la reazione chimica generata può essere simile anche cambiando gli ingredienti. Nel caso specifico ho mischiato un po’ di decennale passione per gli origami, l’arte nipponica di creare figure piegando la carta, una manciata di insperata amicizia con una fanciulla catalana doc, e a occhio, un po’ di fortuna e qualche idea. Così si è montata una linea di bigiotteria di carta e materiale riciclato, e dalla spazzatura prodotta in casa sono nati i fior.
Domenica scorsa in occasione della festa popolare del paesino di San Cugat, immerso nel verde alle porte di Barcellona, il caso ha voluto che fossimo ospiti di una fiera artigianale, che ci ha permesso di esporre le nostre creazioni, di tastare il polso del gradimento altrui, fuori dalla cerchia di amici, amanti, parenti, troppo implicati per esprimere giudizio.
Abbiamo chiesto il simbolico compenso per ripagare il tempo necessario alla creazione, e il responso finale, dopo una giornata spesa come improvvisate fieriste, ha dato le sue soddisfazioni. I più navigati ci hanno spiegato che per cominciare a mettersi in movimento, sarà possibile chiedere al comune il carnet culturale, una licenza che permette di esporre, ma non vendere, il proprio artigianato. In questo modo è possibile continuare a prendere contatti e mostrarsi alla gente. Poi è possibile iscriversi al registro fiscale degli artigiani, questo dà modo di avviare un’attività vera e propria. Dopo la fase di start up, finiti lancio e promozione, alla fine dell’estate, ci si potrà fare due conti e scoprire se è il momento di mettersi davvero in affari.
alle 12:33
da Laura
Darsi da fare in tempo di crisi, ovvero cosa può offrirti Barcellona

La scrivania, il mio laboratiorio
O in alternativa ci si mette in gioco, si cercano amici e si mette su qualche esperimento di imprenditoria casereccia. Anche se la ricetta è difficilmente ripetibile la reazione chimica generata può essere simile anche cambiando gli ingredienti. Nel caso specifico ho mischiato un po’ di decennale passione per gli origami, l’arte nipponica di creare figure piegando la carta, una manciata di insperata amicizia con una fanciulla catalana doc, e a occhio, un po’ di fortuna e qualche idea. Così si è montata una linea di bigiotteria di carta e materiale riciclato, e dalla spazzatura prodotta in casa sono nati i fior.
Domenica scorsa in occasione della festa popolare del paesino di San Cugat, immerso nel verde alle porte di Barcellona, il caso ha voluto che fossimo ospiti di una fiera artigianale, che ci ha permesso di esporre le nostre creazioni, di tastare il polso del gradimento altrui, fuori dalla cerchia di amici, amanti, parenti, troppo implicati per esprimere giudizio.
Abbiamo chiesto il simbolico compenso per ripagare il tempo necessario alla creazione, e il responso finale, dopo una giornata spesa come improvvisate fieriste, ha dato le sue soddisfazioni. I più navigati ci hanno spiegato che per cominciare a mettersi in movimento, sarà possibile chiedere al comune il carnet culturale, una licenza che permette di esporre, ma non vendere, il proprio artigianato. In questo modo è possibile continuare a prendere contatti e mostrarsi alla gente. Poi è possibile iscriversi al registro fiscale degli artigiani, questo dà modo di avviare un’attività vera e propria. Dopo la fase di start up, finiti lancio e promozione, alla fine dell’estate, ci si potrà fare due conti e scoprire se è il momento di mettersi davvero in affari.
giu 09
30
da Laura
Ultimo commento:
di laura il 01/1/70
che dire...uau! vedere qualcuno che decide di non restare immobile nell'attesa di un lavoro che n...
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luglio 1st, 2009 at 13:13
brava la mia piccola berlusconina…che si da da fare! complimenti!!
luglio 1st, 2009 at 18:08
Di una necessità una virtù, evviva barcelona e la sua spazzatura…
luglio 1st, 2009 at 18:16
che dire…uau! vedere qualcuno che decide di non restare immobile nell’attesa di un lavoro che non arriva per quanto si cerchi, che decide di lanciarsi nella creazione di qualcosa di bello, di sfruttare una passione (gli origami da indosso sono geniali!), di crearsi una collocazione colorata in mondo in bianco e nero…. insomma, non dico che ti da una speranza, ma t’arricria il cuore. coninuate! resistenza!