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media, televisione, zapatero

Zap, Losantos e Pedrojota, il magnifico trio

Il programma televisivo Salvados fa incontrare il giornalisto più reazionario del momento, Jimenez Losantos, il direttore de El Mundo, Pedro J. Ramírez e Zapatero

El Follonero è un personaggio televisivo che fa roba – Salvados – un po’ in stile Le Iene, a loro volta ispirate al programma di Telecinco Caiga Quien Caiga che altro non è che un format argentino del 1995 – l’avreste detto mai?, le Iene sono argentine, come Camoranesi!

Questa volta mette insieme il direttore de El Mundo, Pedrojota Ramírez, il giornalista di destra Jimenez Losantos e il presidente del governo, Zapatero.



Losantos (a sx nel fermo immagine) è il più aggressivo, indisponente, antipatico e estremista giornalista di destra spagnolo. Ex maoista, venne ferito dai separatisti catalani di Terra Lliure, in una delle azioni sciagurate che il gruppo mise in atto. Aveva già allora intrapreso un cammino a destra che lo ha portato a dirigere dalla radio dei vescovi spagnoli una delle trasmissioni di talk radio politica di maggior successo di Spagna – e delle più biecamente reazionarie, tanto da convincere anche i non proprio progressisti vescovi a cacciarlo via, a un certo punto.

Un siparietto carino che prendiamo da Publico perché così ci risparmiamo le pubblicità del sito de La Sexta, la cui versione è più lunga e meno interessante.

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nov  09
2
alle 06:17
da Igliff

governo zapatero, televisione

Stop alla pubblicità nella televisione pubblica spagnola

tveDal 2010 la televisione pubblica spagnola non avrà più pubblicità. Questo è stato deliberato dalla camera e il disegno di legge, proposto lo scorso maggio, dovrà passare in senato per essere in vigore dal prossimo settembre. La stessa data era stata proposta per diminure a 9 minuti su un ora, i precedenti 10 di spazio pubblicitario disponibile su TVE. La scelta drastica di eliminare la pubblicità è subentrata alla prima soluzione presa in esame.
La televisione di stato si finanzierà grazie a due nuove tasse a carico delle televisioni private. Il 3% delle entrate delle televisioni nazionali ad accesso libero, e 1,5% delle televisioni a pagamento, più uno 0,9% delle entrate degli altri operatori nel mercato delle telecomunicazioni, che già in passato era destinato al finanziamento di TVE. Una grossa fetta dei fondi destinati alla rete verrà dal Governo che stanzierà 500 milioni di euro, tanto quanto era stimato avrebbe incassato con la vendita di spazi pubblicitari.
A differenza che in altri paesi, come l’Italia, in Spagna non è previsto il pagamento di un canone per la fruizione del servizio pubblico. Continua a leggere… »

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lug  09
18
alle 08:52
da Laura

economia, media, nuovi media, televisione

I venti della crisi si abbattono sulla stampa spagnola

Licenziamenti, ristrutturazioni, testate che chiudono e gli editori che chiedono a Zapatero aiuti al settore. Solo tra i giornalisti ci sono stati oltre cinquecento licenziamenti in tre mesi. Ondata di proteste e scioperi in arrivo.

periodicos-espanaIn Spagna c’è un sistema editoriale vitale, con una molteplicità di operatori, di dimensioni anche internazionali, che competono sulla base dei prodotti in un mercato aperto, nel quale non manca anche un’importante presenza italiana. È interessante per molti motivi, quindi, guardare a cosa accade in Spagna, davanti alla grande crisi che colpisce il settore dell’informazione.

Alla base di tutto c’è il crollo della domanda di spazi pubblicitari, scesa del 35% nell’intero settore della comunicazione, alla quale si aggiunge una flessione dell’audience dei media tradizionali. A fare il quadro, sembra un bollettino di guerra, a cominciare dai giganti.

Il gruppo Prisa – un colosso editoriale che opera in mezzo mondo, il principale in Spagna – è in un momento difficile. Lo sbarco televisivo, col lancio di Cuatro, la nuova emittente nazionale in chiaro, è costato molto in quanto a valori di borsa. Partita alla grande coi diritti del campionato di calcio, li ha poi persi, ma comunque è in crescita. Il disastro c’è stato però col consorzio di televisioni locali, Localia Tv, nato anni fa, che non ottenne le frequenze per il passaggio al digitale terrestre e che il 31 dicembre ha chiuso, lasciando in strada 250 lavoratori. Ciò pesa su tutto il gruppo, non solo sul settore televisivo.

Nel quotidiano El País, in flessione di vendite anche se minore rispetto alla concorrenza, c’è stato un pesante intervento, con l’unificazione delle redazioni tradizionale e internet, che ha fatto sfiorare lo sciopero. I lavoratori di Prisa ora temono lo spettro della vendita, di testate, come la radio Cadena Ser, o di intere divisioni editoriali, dato che i vertici hanno fatto capire che intendono “disinvestire”.

Gli avversari de El Mundo – del gruppo Unidad Editorial, controllato da Rizzoli – non se la passano meglio. Proprio da Milano pare sia venuta la pressante richiesta di riduzione dei costi del personale, per trenta milioni di euro l’anno. Il direttore del giornale, Pedro J. Ramirez, ha convocato i sindacati per informarli e chiedere proposte. Intanto, loro hanno tradotto quei trenta milioni in una riduzione del 17% dell’organico: 400 lavoratori, più o meno.

Il catalano Grupo Z, editore fra l’altro de El Periódico, è quello che per ora paga di più la crisi. Per tutto febbraio i lavoratori terranno scioperi e mobilitazioni. Il governo autonomico ha aperto un tavolo di mediazione per un piano che prevede 531 licenziamenti su 2300 lavoratori.

Anche il gruppo basco Vocento, editore tra l’altro dello storico quotidiano conservatore Abc, si presta a licenziare 125 persone del giornale. Mentre sono già in strada gli 83 lavoratori, la maggioranza giornalisti, di Metro, lo storico gratuito internazionale che, travolto dal crollo della pubblicità, ha chiuso le sue edizioni spagnole malgrado 1milione e 800mila lettori quotidiani lo attestassero come quinto quotidiano più letto del paese.

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feb  09
26
alle 02:51
da Igliff

Ultimo commento:

di Val Tidone il 01/1/70

Questa crisi sembra proprio non voler far sconti a nessuno, e a nessun settore! Anche il patin...